Alcuni giorni una giovane collega, conosciuta presso il Dipartimento di Pittura della Università di Arte e Design di Cluj Napoca in Romania, mi avvisava che sarebbe venuta a Roma per una visita a carattere culturale. Mi è sembrata una buona occasione per incontrarci e per visitare insieme due musei e alcune chiese del centro storico. È stata una giornata particolarmente ricca di esperienze, che sicuramente lasceranno un ricordo positivo e duraturo e che queste righe aiuteranno a supportare.L’incontro è avvenuto di mattina presto presso l’ingresso del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, non lontano da Piazza Esedra. Io ero partito alle 4,00 del mattino con un Flixbus che mi ha portato a Roma in circa 4 ore. Non era la prima volta che visitavo questo museo ma, come succede con la rilettura di un grande classico, ogni volta scopri qualcosa di nuovo e ne approfondisci la conoscenza.
Palazzo Massimo accoglie numerosi capolavori della scultura, tra i quali ritratti, iscrizioni, alcuni importanti mosaici nonché resti di raffinati affreschi parietali. Tra questi spiccano alcuni esempi di grande valore storico ed estetico: la statua di Augusto nelle vesti di Pontefice Massimo; la statua in bronzo del “Pugile in riposo” attribuita alla cerchia dello scultore Lisippo (V secolo a.C.); gli affreschi della Villa di Livia da Prima Porta, il discobolo Lancellotti e altri reperti di notevole importanza. Non per niente la sede del Museo Nazionale Romano Palazzo Massimo ospita una delle più importanti collezioni di arte classica al mondo, provenienti dagli scavi effettuati a Roma e nel territorio circostante a partire dal 1870.
Come è noto, sono poche le statue greche originali pervenuteci fino ad oggi. Noi le conosciamo soprattutto grazie alle copie di età romana. Nel museo sono quindi presenti un certo numero di statue che ci mostrano, attraverso queste copie, l’evoluzione della statuaria greca, ma sono presenti anche molte statue propriamente romane. Una delle copie più famose è il Discobolo dell’artista greco Mirone, attivo nella prima metà del V secolo a.C. La statua rappresenta un atleta che sta per lanciare un disco e il cui corpo si sta caricando di energia prima del lancio. La critica la paragona ad altre importantissime opere come il Lacoonte, l’Apollo Belvedere e la Venere Medici.
Hortus Conclusus di Villa Livia all’interno del Museo Nazionale Romano
Una delle più note opere a Palazzo Massimo è la statua bronze del “Pugile a riposo” un rarissimo originale bronzo greco della prima metà del I secolo a.c.
L’opera colpisce per il suo accentuato realismo che mette in evidenza i segni delle ferite e le tumefazioni sul viso.
Eccezionale è la minuzia descrittiva dei guantoni di cuoio indossati dall’atleta.
Un’altra copia di un modello ellenistico greco è la statua dell’Ermafrodito dormiente, ispirata all’omonimo mito raccontato dal poeta Ovidio nelle sue Metamorfosi. Ermafrodito è nato dagli amori tra Hermes e Afrodite e dai due ha tratto il suo nome. Il mito racconta che una Ninfa si invaghì follemente di questo giovane dio mentre faceva il bagno nella sua sorgente, ma egli respinse le sue avances. Ma tanto forte era la sua passione per questo ragazzo bellissimo che chiese agli dei di fondere il suo corpo con il giovane amato, e gli dei accolsero la sua supplica. La statua, vista di schiena, rappresenta il bellissimo corpo di una giovane fanciulla ma, girandoci attorno si notano, oltre al seno, anche degli inequivocabili attributi maschili. Adagiato e in parte avvolto in un drappo, l’Ermafrodito è colto mentre cambia posizione durante il sonno, rivelando così la sua duplice natura.
Nel museo sono presenti altre innumerevoli opere d’arte, alcune delle quali allego qui di seguito. Voglio però concludere con la descrizione della statua di Afrodite accovacciata che, benché mancante di varie parti, quello che appare davanti non ci preclude di comprenderne le parti mancanti e, soprattutto, di notarne la notevole raffinatezza di esecuzione. Si tratta di una copia di originale greco in bronzo di Doidalsas, databile intorno al 250 a.C. Questo tipo statuario ebbe molta fortuna nel mondo romano, lo testimoniano le numerose copie e varianti che decoravano giardini, fontane e terme, Questa in particolare, che fu ritrovata nella Villa Adriana di Tivoli, presenta forme sinuose e floride e si copre pudicamente con le braccia mentre attende, accovacciata, che qualcuno le versi acqua calda sulla schiena. La posa presenta una audace torsione del busto e il suo corpo di donna è esaltato dalle pieghe del ventre che conferiscono alla dea una forte femminilità.
La visita al museo si conclude con uno scambio reciproco di doni. In particolare la collega Iulia Maria mi ha portato dalla Romania una bevanda tipica della regione di Maramureš in Transilvania, la Palincā, un potente distillato di frutta molto alcolico, ottenuto mediante una doppia fermentazione di mele, che io naturalmente berrò alla nostra salute.
Iulia Maria gradita ospite dalla Romania, in visita al Museo Nazionale Romano.