Dal 31 ottobre al 26 gennaio 2025, le Scuderie del Quirinale hanno ospitato la mostra “Guercino- L’era Ludovisi a Roma”. Ben 122 le opere esposte in mostra, provenienti da 68 musei internazionali.
Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino a causa di uno strabismo occorsogli in tenera età, nasce a Cento, in provincia di Ferrara, il 2 febbraio 1591. Pittore autodidatta, era provvisto di un talento naturale per il disegno e per la pittura, tanto che ricevette gli apprezzamenti di Ludovico Carracci che lo descrive come ”gran disegnatore e felicissimo coloritore”.
Già tra la primavera e l’estate del 2024, ai Musei Reali di Torino, gli è stata dedicata una mostra in quanto considerato uno dei pittori più rappresentativi del Barocco, ma in quella occasione si pose l’accento sulla carriera e sulla organizzazione della bottega di questo “gran coloritore”, come lo definì Carlo Cesare Malvasia nel suo famoso libro “Felsina pittrice – Vita de pittori bolognesi”.
La mostra delle Scuderie, invece, mette in luce in particolar modo le commissioni romane nel biennio 1621-1623. Fu il papa Gregorio XV Ludovisi, suo conterraneo, a chiamarlo a Roma per la decorazione della Loggia delle Benedizioni in San Pietro. I due si erano già conosciuti a Bologna quando Alessandro Ludovisi era ancora cardinale e arcivescovo della città, che gli aveva commissionato alcuni quadri, tra cui anche Susanna e i vecchioni, oggi al Prado di Madrid. In questi due anni il Guercino ebbe modo di conoscere e di confrontarsi con altri artisti emiliani, primi fra tutti Domenichino e Guido Reni, oltre che con artisti stranieri. Questa esperienza gli definì la sua già ricca sensibilità per il colore e l’attenzione per gli effetti luministici.
Nella mostra romana vengono esposti vari capolavori. Ecco quelli che più mi hanno colpito.
Mosè (particolare), olio su tela, 1619-1620, Waddesdon, The Rothschild Foundation
È questo il dipinto che è stato scelto come immagine simbolo della mostra. L’artista ritrae un primo piano la biblica guida del popolo ebraico, ripreso in una posa estatica mentre, stupito e sorpreso, rivolge il volto verso una misteriosa fonte di luce. Il soggetto, con il suo volto asciutto e la barba canuta, è la caratteristica rappresentazione di un profeta, qui particolarmente interessante per l’audace prospettiva e per le mani e le braccia stese in senso di meraviglia.
Seppellimento e gloria di Santa Petronilla, 1623, Musei Capitolini
Questa enorme pala d’altare, è una magnifica macchina scenica di 7 metri per 4, conservata nei Musei Capitolini di Roma. Fu portata in Francia da Napoleone ma ritornò in Italia grazie all’intervento di Canova. Il dipinto è diviso in due registri quello inferiore mostra il seppellimento, quello superiore la santa è accolta in cielo da Cristo.
Aurora Ludovisi, 1622-1623, affresco della volta centrale al pianterreno di Villa Ludovisi
Ludovico Ludovisi, nipote di Gregorio XV, nel 1622 acquistò la suntuosa villa, denominata poi casino dell’Aurora, dal cardinale Francesco Maria del Monte. Furono subito posti in essere progetti di ristrutturazione e abbellimenti. Le stanze del casino furono affrescate da Caravaggio, Domenichino e dal Guercino, che affrescò la volta del salone centrale al pianterreno con l’Aurora trainata da due cavalli che, lasciata la notte, cavalca verso il nuovo giorno circondata dalle Ore.
Al lavoro partecipò anche Agostino Tassi, tristemente famoso per aver violentato Artemisia Gentileschi, che ne progettò la cornice. L’affresco è il simbolo della ascesa della casata dei Ludovisi che sorge come un nuovo sole. Il Guercino ha meditato profondamente sull’impostazione del grande affresco, tanto che ci riman
Ritratto di papa Gregorio XV, 1622-1623, olio su tela, Los Angeles, Getty Museum
Papa Gregorio XV fu mecenate del Domenichino e del Guercino. A quest’ultimo commissionò la grandiosa pala d’altare con la Sepoltura e gloria di Santa Petronilla, in un primo momento posta sull’altare dedicato alla stessa santa nella basilica di San Pietro in Vaticano, ora nei Musei Capitolini. Qui il Guercino ritrae il papa a distanza ravvicinata, in atteggiamento familiare, cogliendo così, nella gestualità e nello sguardo, il tratto distintivo del suo modello.